Dare il massimo non significa ottenere qualcosa. Purtroppo

18.03.2019 19:24 di Davide Marchiol   Vedi letture
Dare il massimo non significa ottenere qualcosa. Purtroppo

Altro giro altra sconfitta per l’Udinese, la quattordicesima della stagione, la settima della gestione Nicola e la terza in cui viene incassato un poker. Il Napoli è una delle big del campionato, ma non è parso particolarmente pimpante ieri al San Paolo. Quindi occasione persa per fare punti o risultato inevitabile? Se lo chiedessimo a cento persone probabilmente avremmo due opinioni spaccate a metà in modo non dico eguale, ma senza una differenza enorme. Se è vero che nessuno si aspettava di fare punti in Campania, più di qualcuno vedendo i gol di Lasagna e Fofana si era fatto un po’ la bocca buona, assaporando la possibilità di uscirne indenni. Possibilità smentita nel giro di pochissimi minuti. Stavolta l’Udinese ha fatto praticamente il massimo permesso dalle sue qualità, ma non sempre dare tutto significa raccogliere qualcosa, purtroppo.

La sfida con il Napoli ne è la dimostrazione. Subito i bianconeri si sono messi a correre, marcando gli avversari, facendo pressing alto e scattando in ripartenza, tanto che Lasagna e Pussetto sono stati notati subito al San Paolo, costringendo Ospina a rimetterci la testa per evitare di capitolare subito (un augurio di pronta guarigione al colombiano, finito in ospedale per trauma cranico). Però, c’è un però e che però: i campioni sono dall’altra parte. Prima palla gol del Napoli costruita e capiamo subito il perché: in uno spazio praticamente nullo Milik riesce a fare un uno-due con Koulibay, che spara addosso a Musso solo perché di mestiere fa il difensore. Non serve aspettare molto, Mertens e Younes mandano ai matti il povero Stryger Larsen e l’ex Ajax la mette dentro. Avvio migliore delle zebrette, ma con due giocate i partenopei hanno messo subito le cose in chiaro. La squadra di Ancelotti con tutta probabilità non era al massimo, anzi, sicuramente non lo era, ma la disparità di qualità in alcuni match individuali era tale che si può tranquillamente parlare di miss match, rubando un termine tecnico al basket. Sperare di reggere equivaleva a sperare in un miracolo. Per carità, talvolta l’imponderabile accade, ma è una rarità.

Sicuramente bisogna sottolineare il gran cuore messo in campo dai bianconeri, spesso ci lamentiamo della mancanza di voglia, stavolta credo si possa dire poco, sotto per 2-0 tutti avevano dato il discorso per chiuso. Lasagna e Fofana invece hanno riacceso una fiammella rispenta subito dai campani con l’incornata autorevole di Milik, ma almeno quella fiammella si è accesa. Non è molto, non è un qualcosa che permetta di stare tranquilli, me è un qualcosa, non come la partita di Torino con la Juventus dove la squadra non è scesa in campo, come successo per esempio anche a Genova o per un’ora abbondante nella Torino sponda granata. Certo, qualcuno potrà dire che ci si poteva svegliare prima e ha ragione, anche se purtroppo non si può tornare indietro nel tempo. Questa Udinese stavolta ha dato il massimo, ci ha provato, ma il Napoli è troppo forte, ha segnato quattro reti giocando con tranquillità, figuratevi cosa avrebbero potuto fare accelerando. Tanto per fare un esempio scomodando l’Empoli, che spesso viene paragonato a noi, i toscani al San Paolo hanno fatto una bella partita… prendendone cinque.

Non travisatemi, questo non vuol dire non andare neanche a giocare nelle partite in trasferta, bisogna provarci sempre, sempre, sempre, ma questa Udinese purtroppo, con queste defezioni, con questo organico, con questa situazione, meglio di così in quel di Napoli difficilmente l’avrebbe potuto fare. Chiaro poi che se avessimo trovato i partenopei in una giornata no (leggasi quanto successo alla Juventus con il Genoa) allora il discorso poteva cambiare, ma non era una partita storta per loro, semplicemente non l’hanno giocata al massimo. Certo fa male pensare ora di non potersela giocare contro alcuni avversari solo se si verificano certe condizioni, soprattutto se pensiamo che fino a cinque anni fa tutti avevano paura dell’Udinese, di questo stemma, di questi colori e di questa maglia. Purtroppo però ad oggi non è più così. Possiamo perderci ore nel parlare delle carenze che ci sono, ad additare Mandragora troppo spesso preso da amnesie, Lasagna che si è svegliato solo ora, De Paul che è discontinuo e così via, ma attualmente questa è la squadra e con questa bisogna lottare fino all’ultima giornata. Stando tutti compatti (ma  i tifosi come sempre faranno ciò che ritengono giusto per il bene dell’Udinese, mai si sono sottratti) forse usciremo dal tunnel in cui ci siamo infilati in questi anni. Forse. Perché non sempre dare tutto significa riuscire nel compito, ma bisogna almeno fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per riuscirci. Poi a fine anno si farà il bilancio e sarà un discorso nuovo, lì allora sarà il momento di affibbiare colpe e meriti. Attualmente sarebbe tempo un po’ sprecato.