Alla fine Simone Scuffet se ne va in Turchia. A poco è servito essere il migliore in campo contro il Chievo (saremmo riusciti a non vincere pure con la squadra materasso della seria A, senza di lui) e contro la Juventus con tanto di video delle sue parate nella home page della Gazzetta dello Sport il giorno dopo. La serie A e la serie B italiane preferiscono portieri di tutti i tipi e di tutte le età rispetto al giovane friulano, lanciato da Guidolin, cercato dall’Atletico e finito ora nel campionato turco.

Quello che fa strano è che proprio un atleta seguito da Vagheggi, che spesso abbiamo visto agli allenamenti assieme a Gino Pozzo, quello stesso Vagheggi che ha mediato in lungo e in largo gli affari faraonici dell’Udinese spesso sovrastimando le capacità dei tesserati bianconeri, non sia riuscito a trovare altre squadre che non un Como vicino al fallimento o una squadra turca. Quel Como aveva Ganz (cannoniere ora scomparso), Bessa e Barella eppure retrocesse. Del resto, quando la società non va, la squadra in campo la segue, 99 volte su 100.

Fa strano poi che l’Udinese abbia aspettato per anni giocatori come Samir, un autentica montagna russa del rendimento, oppure Danilo che divenne addirittura capitano, e non un possibile crack friulano, cresciuto in casa. Scuffet è il grande fallimento della gestione Gino Pozzo: un giocatore cercato da una delle squadre più forti in Europa relegato in panchina per preferirgli un anziano Bizzarri, in una società che da sempre punta sui giovani. Eppure, l’anno scorso, una volta messo da parte il portiere friulano, i risultati non sono cambiati. Anzi, le 12 sconfitte consecutive portavano precise colpe di giocatori che continuavano imperterriti ad essere titolari senza averne i mezzi, ai quali però è sempre stato perdonato tutto, anche le offese alla curva. Se volete, potete chiedere a Bologna cosa pensano del nostro vero colpo positivo di mercato dell’estate: la cessione ai felsinei di Danilo e l’acquisto di Ekong.

Scuffet ha avuto meno chance di, in ordine sparso: Samir, Fofana, Bizzarri, Matos, Armero, Badu, Heurtaux, Molla Wague, Iturra, Guillherme, Kelava, Brkic e tanti altri.

Di strano, nella storia di Scuffet a Udine, c’è anche la parabola discendente dell’unico giocatore che ha rifiutato un trasferimento redditizio per la società. Del resto, nessuno è eroe in patria e il nostro non ha fatto difetto. Il controsenso maggiore si è avuto in questa stagione: quando hai un giocatore che più gioca e più trova la condizione psico-fisica per fare buone partite fino ad essere il migliore in campo (le già citate Chievo e Juventus), perché metterlo in panchina improvvisamente prima di due partite fondamentali come Genoa ed Empoli? Musso, dopo un avvio difficile, sta fornendo buone prestazioni (segno che un portiere deve giocare con continuità per trovare la condizione), ma non mi pare molto migliore del portiere friulano che lo ha preceduto. A vedere le parate non si direbbe. Tanto meno a vedere i rinvii.

La prova schiacciante, la pistola fumante, dovrebbe essere l’eliminazione in Coppa Italia, persa 1.2 in casa contro il modesto Benevento grazie a una farfallata di quel Nicholas che l’anno scorso a Verona ne combinò di tutti i colori. Perché preferire un portiere non all’altezza ed in prestito quando puoi puntare su un tuo giocatore? Mah…

Scuffet ha fatto da parafulmine ai problemi gestionali della società, la sua carriera è stata gestita in maniera criticabile. Parrebbe proprio, a considerare il trattamento riservato a chi ha scelto Udine negli ultimi anni, che la società non voglia attaccamento alla maglia, o forse che intende l’attaccamento alle casse bianconere più di quello ai colori sociali.

Tanto è… ora dovrà iniziare in un campionato difficile, senza conoscere la lingua, fra mille difficoltà iniziali. Da parte mia posso solo fargli un grosso in bocca al lupo. Scuffet, l’ultimo baluardo di un’Udinese che voleva restare a Udine; lui, Felipe e Guidolin. Gli hanno preferito Nicholas, Danilo e Velazquez… fate voi.

Ciao Simone, a presto...

 

 

Sezione: Editoriale / Data: Gio 17 gennaio 2019 alle 20:10
Autore: Giacomo Treppo
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