editoriale

Capisco tutto, ma…

Capisco tutto, ma…

Secondo me, se l'intervento di De Paul su Locatelli fosse stato sanzionato con un cartellino rosso avrei chiamato il numero dieci friulano 'de pollo', minuscolo, e finita lì. A patto che, però, l'infame intervento...

Franco Canciani

Secondo me, se l'intervento di De Paul su Locatelli fosse stato sanzionato con un cartellino rosso avrei chiamato il numero dieci friulano 'de pollo', minuscolo, e finita lì.

A patto che, però, l'infame intervento subito da Becao la gara prima non sia derubricato briosamente come 'nessuna importanza, contatto involontario, giallo eccessivo'. Altrimenti non funziona.

Leggo molti commenti, e non solo di parte extra-Udinese, secondo cui il povero De Zerbi e le sue truppe di più non potettero contro gli ignobili pedatori catenacciari di bianchenero vestiti.

In effetti, di pericoli grossi il Sassuolo calcio ne ha prodotti pochini.

Adesso basta, però. Sono d'accordo che l'Udinese potrebbe giocare più ariosa, aperta, sbarazzina, permettendo alle avversarie di percorrere spazi più ampi dove infilarsi e, segnando molte reti, provocare plurimi piaceri agli spettatori. A pensarci bene: ma anche no.

Facciamola finita di insultare Nereo Rocco: parlandone a sproposito, dimostrando di conoscere poco il gioco del calcio. Dalla Triestina al Milan, passando per il Padova, Nereo ha sempre giocato con due punte, un trequartista ed un'ala tornante a rinforzare un reparto difendente accorto e stretto. Oggi diremmo un 4-3-3, o 4-3-2-1, o 4-3-1-2 tanto per dare i numeri. Dire 'catenaccio alla Rocco' parlando di un 3-5-1-1 come quello gottiano mi sembra poco appropriato.

Lo so: la parte per il tutto, un modo di dire, 'ché lo usano anche alla tivù'. Abbeveratevi pure.

Io sono molto sfortunato. Quando vedo giocare squadre come il Sassuolo non imbrocco mai la gara in cui i predestinati dominino la scena. Minuti, lunghi minuti di possesso palla, ispirato chiaramente a quello del maestro di Catalogna, ma contro difese ben munite la palla verticale in area ci arriva mai. Mai. Per me dominare è palla a Messi, Iniesta, Xavi e gol. Sarò viziato io.

Curare la fase difensiva, poi, ai maestri di calcio d'oggi sembra quasi offensivo: si vince giocando nella metà campo avversaria, pressando alto, segnando caterve di reti, una più dell'avversario. Io non discuto, sono filosofie che piacciono a molti. Ricordo solo che il vero maestro visto allenare dal vostro povero cantore nella sua età matura, tale Sacchi Arrigo da Fusignano, per essere certo che Franco Baresi capisse i movimenti difensivi si portò dal Parma Mussi e Bianchi (gli cassarono il povero Signorini: Baresi in panca sarebbe parso troppo anche a chi ciecamente, e giustamente, credeva in Sacchi).

E cosa fa Luca Gotti, che non è un maestro (anche se chi a Udine lo sfotte lo chiama così) ma neanche un 'mona'? Stringe le linee, centellina le energie davanti fin quando il reparto offensivo non ridiverrà copioso a sufficienza, inaridisce le avverse fonti di gioco rischiando pochissimo e, quando possibile mentre l'avversario rifiata, colpisce o cerca di farlo.

Due reti, tre paratissime di Consigli, una traversa, un rigore negato da un fuorigioco (netto) contro una parata di Musso su Djuricic. Game over.

Il mio gioco preferito? Macché. Tutti siamo rimasti legati al 3-4-3 di Zac, e prima all'attacco-splendor di Causio, Zico, Virdis, Mauro. Quando però chiedo ai detrattori dell'adriese chi vorrebbero in panca, scegliendo fra possibili, papabili e potabili (in senso economico), mi rispondono all'unisono 'Guidolin'.

Ah, beh...

Ma ci siamo dimenticati, dunque, di come giocasse Francesco? Del fatto che se a Gotti dessero Isla, Totò, Alexis, 'quell'Armero, forse qualche rete in più sarebbe conteggiata? Ma soprattutto che le ultime competizioni europee furono conquistate con tanto contropiede?

Io non ho obblighi verso nessuno, pro- o contro la società. Grazie a Iddio qui non ci sono linee editoriali stringenti per cui in redazione siamo una ventina, con 39 idee diverse perché c'è sempre qualche ottuso che ne ha una sola. Io sostengo (e c'è chi non è per nulla d'accordo anche tra i colleghi) che un'Udinese in acque così tranquille dopo 25 gare di campionato, e un inizio monco per la mancanza di metà dei giocatori che oggi fanno più grande questa squadra, faccio fatica a ricordarmela. Ci stava riuscendo Oddo, prima di pensarsi molto bravo e accumulare un filotto di sconfitte da record. Sarà l'anzianità e un po' di memoria labile, ma non credo di essere lontano dalla verità.

Mentre scriviamo il Milan, in formazione ancora più rimaneggiata di mercoledì passato ('ma non ci lamentiamo mai degli assenti', digrigna il vecchio commentatore rossonero dimenticando che da mesi ci assilla(no) con la litania degli infortunati), ha passeggiato a Verona. Segno che il punto (due persi) di San Siro è stato 'tanta roba'.

E io aspetto la gara di Genova per capire fino a dove ci si potrà spingere. Onestamente credo non plus ultra, ma chissà se una o due formazioni che gravitano sopra l'Udinese possano essere riagganciate...

Altra sfortuna del sottoscritto: oggi per curiosità mi sono guardato la fine di quattro gare del turno di massima categoria ed una della serie C, e debbo ammettere che un commentatore televisivo, ex centrocampista juventino dalla classe onestamente modesta ma dalla parlantina sciolta aveva ragione quando, riferendosi a Gotti (ma senza il coraggio di nominarlo) sosteneva come il recupero fosse un suggerimento e l'arbitro potesse fare quel che voleva, fischiando anche dopo.

Bravissimo, ragionissima: in tutte le cinque gare, tutte, i direttori di gara hanno decretato la fine fra 2 e 5 secondi prima del termine indicato dal quarto uomo.

Anche a Verona.

Amen.