Cambio pelle solo a metà

22.08.2018 06:55 di Giacomo Treppo  articolo letto 2699 volte
Cambio pelle solo a metà

Se andate a consultare il report della Lega Serie A sulla partita di domenica sera, vedrete una squadra differente rispetto all’anno scorso, quasi inversa. Eppure in campo c’erano 8/11 della rosa dell’anno scorso. E allora facciamo un passo indietro.

Con Delneri non avevamo supremazia di possesso palla, ma la squadra aveva una posizione in campo equilibrata; con Oddo il dato di possesso palla migliorava ma era quasi tutto nella propria metà campo. Ora, con Velazquez, il possesso palla è nostro (consideriamo anche che il Parma nasce come squadra da contropiede) e per lo più nella metà campo avversaria. C’è un cambio di pelle e i numeri ce lo raccontano. Ma è ancora un cambio a metà. Per due semplici ragioni.

La prima è che i giocatori con numero maggiore di palloni giocati e passaggi effettuati passaggi effettuati sono Larsen e Mandragora. Abbiamo una squadra squilibrata sulla destra e forse questo spiega perché De Paul spesso abbandonava la posizione per accentrarsi. Inoltre c’è un assente ingiustificato, Fofana. Se Mandragora è un centrale di posizione, il francese lo è di rottura. Rimane il fatto che i numeri non raccontano tutto, non ti dicono cioè dei buchi lasciati ogni tanto dal colored che deve imparare ancora molto su come tenere quella posizione in campo. Ovvio, meglio di Barak che nell’ultima amichevole estiva aveva fatto rizzare i capelli in testa (a chi ancora li ha...), ma sta di fatto che ci manca un mediano. Inutile appellarsi al calcio mercato, dobbiamo trovarlo all’interno di una rosa piena zeppa di “mezzali offensive” e con evidenti carenze difensive. Personalmente, credo che Fofana abbia i mezzi per assolvere al compito. Ovviamente però sarebbe bello vedere un Behrami finalmente ristabilito poter assolvere a quello che sarebbe un ruolo perfetto per lui: mediano incontrista e leader in campo.

Il cambio di pelle a metà è raccontato anche un altro dato. Quattro gol subiti in due partite ufficiali. E non è “calcio d’agosto”, non per chi deve salvarsi. A farci questi gol non sono stati dei campioni del livello di CR7 o Higuain, ma gli onesti vogatori del Parma e del Benevento. In almeno tre gol su quattro possiamo notare errori individuali piuttosto gravi. Colpa dei singoli? Sì, certo, ma la responsabilità di un gol preso è di tutto il reparto e spesso anche dei compagni che dovrebbero chiudere gli spazi davanti alla difesa. Una buona disposizione e un equilibrio tattico riducono notevolmente la possibilità di errori individuali.

Il mercato quest’anno è stato gestito peggio che l’anno scorso, quanto meno come tempi. E' arrivato Mandragora che finalmente può dare un po' di equilibrio in mezzo, ma due pedine fondamentali sono arrivate alla fine, aspettando prima di liberarsi del gravoso contratto di Danilo. Ed ora c’è da imparare movimenti in fretta. Questo è un alibi che va bene per Ekong, non per Samir e Nuytinck.

La domanda sorge spontanea: abbiamo i mezzi e le possibilità per cambiare pelle, giocare con la palla fra i piedi e portare un pressing più alto? Io non credo, nella formazione titolare sono cambiati troppi pochi uomini e chi è arrivato non ha quell’esperienza del campionato italiano che invece è necessaria per rodare subito. E sappiamo quanto questi ragazzi siano facili all’esaltazione (le partite all’arrivo di Delneri, le vittorie di fila di Oddo) così come alla depressione (quelle dodici sconfitte che bruceranno nella storia). Di positivo, lo sottolineo di nuovo sperando di non essere smentito domenica sera, c'è che Velazquez pare aver capito che in Italia il pressing alto va bene a tratti, ma non per novanta minuti, non con la nostra squadra.

Il calcio non è come la vita. Nella vita non è vero che ogni giorno c’è una sfida, che ogni giorno c’è un esame. Si lavora, con disciplina, per ottenere risultati. Nel calcio invece ogni domenica è un esame, specialmente quando cambi cinque allenatori e tre direttori sportivi in due anni e due settimane di calcio ufficiale. Tempo fa ho scritto che bisogna fare sette punti nelle prime cinque partite per mettere in saccoccia quel po’ di “grasso” che serva per superare l’inverno che arriverà dopo, a suon di partite contro le grandi. Il primo punto lo abbiamo fatto, ora sotto con la Sampdoria!