editoriale

Beto-Beto. Exultate habemus centravanti

Betuncal Norbero  Beto (Udinese Calcio) celebrates after scoring a goal  1-1 during the Italian football Serie A match Udinese Calcio vs Bologna FC on October 17, 2021 at the Friuli - Dacia Arena stadium in Udine, Italy (Photo by Alessio Marini/LiveMedia/NurPhoto via Getty Images)

Habemus papam, exultate! Dopo stagioni popolate di bidoni, di presunti e mai realizzati sterminatori d'area, l'Udinese trova finalmente un centravanti degno di tale nome

Ido Cibischino

Beto Betuncal salva i bianconeri ridotti in dieci contro il Bologna bissando la rete di quindici giorni

prima a Marassi: contro la Samp l'aveva buttata dentro in ribattino dopo il palo di Samir; stavolta, mentre sta materializzandosi lo spettro della sconfitta, sfrutta un blocco legittimo di Becao e sale in cielo per uccellare Skorupski e determinare il pari finale. Gol d'area, gol di fiuto, gol da bucaniere, gol che nasce dalla voglia e dall'intuizione rapinosa che ti porta nelle pieghe misteriose della partita.

E la faccia finita Sinisa Mihajlovic di atteggiarsi a vittima, di gridare allo scandalo: l'azione è limpida, non c'è fallo, semmai è al suo portiere che deve tirare le orecchie per essersi fatto intrappolare nella terra di nessuno.

Sono proprio questi atteggiamenti che avvelenano il calcio e lo rendono insopportabile. Caro Sinisa, vai a rivederti l'azione con un minimo di onestà intellettuale anziché fomentare polemiche da vetusta cultura pallonara. A parti invertite, se alla tua squadra avessero annullato un gol del genere, cosa avresti detto e fatto?

L'Udinese trova... Scusate l'imprecisione: Gino Pozzo non l'ha trovato per strada, è andato a prenderselo, Beto, in un club portoghese di seconda fascia, la Portimonense, con cui il giocatore era in rotta. Se è buono, figurati se lo lasciano all'Udinese: era stata questa la reazione immediata alla notizia dell'ingaggio del ventitreenne attaccante di Lisbona, con sangue coloniale (Guinea Bissau) come tanti ragazzi che popolano i campi di calcio di una piccola nazione che diventò regina dei mari e impero grazie all'intraprendenza e alla perizia dei suoi navigatori.

Agli esperti lusitani del calcio bailado forse pareva un stonatura quel perticone di 1,94, veloce sì epperò esteticamente non il massimo della grazia. Pozzo jr è andato oltre, privilegiando la concretezza, immaginandolo nel progetto della nuova Udinese e in prospettiva calato nel football inglese. Una volta tanto non ha badato a spese, nell'ultimo giorno di mercato ha chiuso l'accordo per un prestito con diritto di riscatto, un'operazione da perfezionare al costo di 7 milioni più 3 di bonus.

Se la memoria non inganna, in proiezione l'affare più costoso sulla sponda bianconera

(non per il Watford, che viaggia su altri parametri).

Reso il dovuto omaggio all'uomo di giornata - tanto più meritevole per non aver mai mollato e per le decine di palloni che ha difeso dai tacchetti nemici -, rimane la parte meno godibile del pomeriggio domenicale. Come contro Roma e Fiorentina, e dopo l'eccezione dell'intermezzo ruspante di Marassi, l'Udinese sbaglia approccio e

regala il primo tempo, giocato in modo timido, sotto ritmo. Perchè accada non si capisce: colpa del serafico Luca Gotti che non sa motivare, oppure di giocatori che abbisognano di psicoterapeuta per sintonizzarsi subito con le loro sicurezze? Il fatto poi che i nostri abbiano giocato meglio in dieci per un'ora, e per di più privati dell'uomo più classico (Pereyra, cacciato per doppio giallo fiscale: maglietta avversaria pizzicata... ), rientra nelle stranezze che il calcio si porta dietro da sempre, posto che in letteratura non mancano prodezze in inferiorità numerica. Ne sappiamo qualcosa noi zaccheroniani che, in dieci per tutta la partita dopo la fulminea espulsione di Genaux, andammo a strabattere la Juventus a Torino. Lampi di eroismo belli ed eccezionali, sui quali però non fare troppo affidamento. Accadesse domenica a Bergamo, i cingoli atalantini ci farebbero a pezzi.

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