Se l’emergenza esiste; se gli assembramenti all’interno degli stadi possono essere un pericolo, allora il calcio si deve fermare.

Io me ne fotto delle date, dell’Uefa, degli Europei itineranti stile circo Medrano; mi interessano zero gli interessi da borghesucci delle aziende chiamate squadre di calcio, le quali a tifosi e sport pensano sempre meno.

Se le partite possono essere un pericolo per la salute pubblica, allora si chiude la claire e ci si rivede fra un mese.

Oppure l’emergenza non esiste, le gare si possono giocare ma lo si poteva fare anche qualche giorno fa, resistendo all’onda emotiva e alle pressioni. Perché è innegabile che ci sono state.

E non parlo di Juventus, Inter, Milan o Udinese. Parlo di quello che non vuole giocare a porte chiuse per non rendere l’incasso a chi non può usufruire dello spettacolo; all’altro che vorrebbe invece lo stadio vuoto per averne un vantaggio ambientale e si trincera dietro la salute pubblica; nemmeno a chi, milionario, non vuole giocare alla sera per non pagare una seconda notte in hotel alla squadra (nulla gli vieta di metterli su un pullman e riportarli a casa nottetempo, cosa che negli altri sport accade di continuo).

Faccio un discorso generale e, credetemi!, scevro da magliette colorate di qualsiasi colore. 

Ieri sera, al consueto incontro del lunedì al BH club, mi hanno fatto pensare: l’Italia è uno dei paesi ove lo sport esercita un potere democratico ed orizzontale, per cui vale bianco ma se a qualcuno non va bene consideriamo il grigio, il nero, il blé e qualsiasi altra combinazione cromatica. Mi piacerebbe fosse eletto un ‘commissioner’ stile NBA, il quale possa esercitare delle scelte, giuste o sbagliate, senza temere di venir sfiduciato da questo o quel rappresentante; senza aver paura di poter offendere le opinioni, opere, missione o sensibilità di qualche squadra di calcio.

Un responsabile: unico che possa conferire con chi deve gestire le emergenze, valutare, scegliere; unico che prenda una decisione, la riferisca ai rappresentanti delle squadre di calcio che dovrebbero, nei miei sogni, chinare la testa e accettarla: nonostante tutto.

Qualcuno non è d’accordo? Qualcuno minaccia? 0-3 a tavolino, così fare le vittime sarebbe anche più semplice.

Quindi fatela finita: se si gioca a porte aperte, chiuse, a spiffero; a stadi pieni, vuoti, a metà; se si vuole disputare le gare su un prato della periferia o in una palestra, lo si decida e non si torni più indietro. E non ci si trinceri dietro un ‘bisogna valutare la situazione nel suo divenire per adattarvi le decisioni’ non regge: la serie A è stata parzialmente rimandata, la C e la D anche, la serie B invece si è giocata quasi per la sua totalità. E a Udine, ad esempio, il Pordenone gioca senza limitazioni, per quel che ne so.

Fatela finita: e parlo a tutti, per primo a me stesso. Già il calcio ultimamente ha perso colpi, cerchiamo di no affossarne l’immagine definitivamente.

E se veramente l’interesse è quello di salvaguardare la salute pubblica, accettiamo per una volta decisioni che ledono le squadre per le quali sospiriamo. Vi garantisco che dopo ci si sentirà meglio.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 03 marzo 2020 alle 14:48
Autore: Franco Canciani
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