Il calcio moderno è chiaro che ormai non conosca più il significato di bandiera e di maglia, forse tantomeno anche quello di progetto. I giocatori, chi più chi meno, si sono tutti trasformati in dei veri e propri mercenari, pronti a fare immediatamente le valigie e ad andare a giocare in posti sconosciuti se la ricompensa è elevata. Si cerca quindi più il contratto che il progetto o il blasone. In questo scenario l'Udinese, con la sua dichiarata austerity per salvaguardare il bilancio ed il suo tetto ingaggi, non può attirare nessun pezzo importante sul mercato.  Ai giocatori infatti a cui viene proposta l'Udinese poco importa che i conti della società sono apposto, che si è ottenuta 3 volte consecutivamente l'Europa, che ci sarà lo stadio nuovo, che il progetto è a lungo termine ecc. ecc. Quello che conta è sapere solo quanto guadagnano. Alla risposta allora della società che gli stipendi sono tutti ampiamente fissati sotto il milione, eccezion fatta per Di Natale e Guidolin, scappano via a gambe levate. Il sistema testato con successo ad Udine è stato quindi un altro: acquistare ragazzini prodigio da far crescere con la promessa di lanciarli nel grande calcio e di venderli in seguito ai top club. Questo è il patto che ha permesso di poter prendere gente come Sanchez, Pereyra, Muriel, Nico Lòpez o Fernandes. L'unica pecca di questo sistema però purtroppo è risulta molto difficile vincere coppe e campionati dato che dopotutto sono dei ragazzi che devono ancora fare tanta esperienza. Quindi a chi sogna   i grandi nomi nella prossima estate, da Qugliarella a Berardi, dovrà fare i conti con una realtà ben diversa.

Sezione: Calciomercato / Data: Mer 19 febbraio 2014 alle 08:15
Autore: Stefano Pontoni
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