A.P.U. a lezione dai campioni d'Italia

31.08.2019 01:13 di Franco Canciani   Vedi letture
A.P.U. a lezione dai campioni d'Italia

(foto: APU OWW)

A lezione: senza però sfigurare.

Se la prima gara di una squadra del tutto nuova dev’essere giocata contro una formazione di categoria superiore, vorrei l’avversaria fosse sempre motivata come la Reyer di stasera.

I ragazzi di De Raffaele hanno pigiato da subito il piede sull’acceleratore, segnando 29 punti nel solo primo quarto. Per i giocatori di Ramagli avere di fronte Daye, Watt, un sontuoso Tonut (vederlo a Lignano e non domani, a Foshan, contro le Filippine fa sorgere un mucchio di dubbi) assieme alla solidità di Mike Bramos ed alla partecipazione di Ciccio Pellegrino è stata una salutare lezione: acqua fredda in faccia sin da subito, bene così.

Bene perché la differenza di categoria ma soprattutto di livello di preparazione è balzata all’occhio immediatamente: nei primi cinque minuti Cigno, Capitan Riki e soci hanno tenuto testa ai veneziani, salvo soffrire un netto parziale nella seconda metà del primo quarto.

Udine poi crolla nella ripresa, quando la spia del carburante segna la fine pure della riserva. Comprensibile, il lavoro duro paga a lungo termine ma su quello breve la testa ordina ciò che le gambe e le braccia non riescono a fare.

Giudicare i bianconeri stasera sarebbe stupido, ingeneroso e miope: troppi sono all’alba della propria preparazione (Cromer, Fabi, Antonutti, Zilli fra gli altri); manca chiaramente l’intesa in un gruppo molto unito che sta muovendo i primi passi assieme, anche se la regìa di Amato pare già poter dare un’impronta definita alla squadra (con buona pace dell’amico Spongy, cui auguriamo una grande stagione a San Severo); Udine deve crescere, sicuramente le urla di un concentrato coach Alessandro nei time-out sono state ben recepite.

Piccola nota a margine per Gerald Beverly: inizio timido, forse ‘spaventato’ dalla presenza fisica di Mitchell Watt; la prima schiacciata con sguardo duro al ‘50’ avversario lo sveglia. Gioca con concentrazione quasi 24’, in A2 sarà di certo un fattore. Rimandato invece ogni ‘giudizio’ su TJ Cromer, apparso in cerca della propria dimensione in seno alla squadra.

Migliore in campo? In una gara finita 58-88 sarebbe ovvio dire Tonut, o Daye o Watt. È un allenamento, meglio lasciar perdere. Certo da ammirare la dedizione di Sylvere Bryan, trentottenne di lungo corso aggregato alla formazione udinese, che gioca 3’ ma dispensa entusiasmo e consigli per tutta la gara. Specie ad Enrico Micalich, che entra nel finale, gioca centodieci secondi e ha anche il coraggio di sparare una tripla: è risultata un ‘airball’, fa assolutamente nulla.

Domani Udine disputerà la ‘finalina’ contro la Virtus Bologna, caduta al cospetto dell’Happycasa Brindisi. Altra occasione per crescere, di gruppo e singolarmente. Tenendo sempre presente che queste sono gare da capitalizzare quando i punti conteranno sul serio. E tempo per lavorare sulle tante palle perse, sul mirino ancora non perfettamente in fase ce n’è, e tanto.

Sono ancora convinto questo sia un gruppo straordinario; forse l’anno scorso i giocatori potevano essere più forti in valore assoluto, ma a Gemona sta nascendo un gruppo deciso (citazione d’obbligo) che sa cosa fare, e come farlo.

Grazie a coach De Raffaele per aver costretto la sua squadra a giocare al massimo fino al 40’; grazie ai suoi giocatori per aver mostrato al pubblico una gestione di palla a tratti spettacolare.