Non ho scritto una “beneamata” dopo la bellissima (e sottolineo bellissima) vittoria sul Milan. Tanto le pagine già erano riempite: di parole di tifo piene d’amore (dopo gli insulti della settimana prima) e soprattutto dai pensieri dei solòni rossoneri, che nascondono le magagne della loro mezza squadra liquidando velocemente un 1-2 con “prima rete regalo nostro, seconda di Banti per cui scateniamo l’inferno”. In effetti essi sanno la verità: cioè che DePaul ha commesso un brutto fallo (auguri a Mattia De Sciglio, un bravo ragazzo che come Jack Bonaventura si meriterebbe più considerazione e fortuna) ma da qui a dire che non aver tirato in porta mai più è conseguenza di un episodio ce ne dovrebbe passare.

Lunedì ho assistito alle scene, usuali, di una nota voce-tifosa rossonera che, dagli schermi della altrettanto nota Telelombardia apostrofava Rodrigo come “quello lì che doveva essere espulso” e i direttori di gara come “banda Banti”. E mi son chiesto dove sbagliassimo noi, che quando l’Udinese perde per demeriti la crocifiggiamo senza pietà.

Allora, tanto per rinfrescarmi le idee, mi sono ripescato quanto dicevano costoro il 4 febbraio 2013, la mattina dopo l’inesistente rigore che consegnò la vittoria al Milan sull’Udinese di Guidolin al 93’. Colgo fior da fiore solo una delle “loro” dichiarazioni: “l’azione finale non cancella la vittoria del Milan, che a tratti ha divertito trascinata da Mario, accolto a San Siro da trionfatore e cui il penalty finale consegna l’ultima ovazione”. L’arbitro era Valeri, su cui nessuno all’epoca tirò fuori il consueto dossier che questo lunedì consegnava alle torme infuriate presunte antipatie bantesche verso il povero diavolo.

Non commento. Non c’è niente da commentare: ma mi schiaffeggio quando penso ai pensieri che faccio riguardo la gestione sportiva dell’attuale proprietà biancanera, rispetto a quella (quale?) del club più titolato al mondo. A Milano parlando di “closing”, di “financing”, di “branding” ma quegli strani acconti da cento milioni cadauno se ne finiscono nelle tasche dell’azienda di famiglia, non a disposizione di uno dei due amministratori delegati della squadra. E il mister Montella ormai si presenta con quel sorrisetto, quasi a dire “che posso fare? Non mi prendono nessuno, se i ricambi sono Lapadula e Vangioni, col dovuto rispetto, dove possiamo andare?” Secondo me si possono serenamente accomodare al settimo posto, forse battagliando con la Viola di Sousa.

Basta Milan, per quest’anno abbiamo dato. Eccome! Sei punti in due partite, roba da mandare i numerosissimi venetofriulorossoneri in analisi per un anno. A differenza dei colleghi venetofriulonerazzurri e venetofriulojuventini (che hanno esultato e il 5 marzo forse lo faranno di nuovo), via dal Friuli masticando amaro. Vi è andata bene: avete parcheggiato in ogni anfratto del mio paese eppure neanche un foglietto rosa sul cristallo. Almeno gli “urbani” hanno avuto pietà di Voi.

Chievo, dunque: domani si ripeterà il rito, sportivissimo, del gemellaggio con i veronesi di quartiere. Non  fa per me, io sto bene a prescindere dalla fede calcistica con persone diversissime fra loro, ma considero comunque ammirevole lo sforzo dei club di Daniele Muraro e del suo omologo gialloblù. Beviamoci sopra.

Ma soprattutto ripetiamo lo scippo dell’anno passato: un’Udinese formato-Gigi lo può fare. Ho visto la gara che la truppa di Maran ha disputato a Roma contro la Lazio, e onestamente mi è parsa distantissima dalla formazione che all’andata ha ribaltato nel finale un risultato meritando ampiamente i tre punti. Rientra Widmer, l’uomo mascherato: ricoprirà di nuovo il ruolo che tanti faraonici problemi ha dato nelle ultime due gare (al netto di una discreta partita in contenimento di Angella, sempre presente quando chiamato). Si dovrà fare attenzione, ma io la vedo bene. E vedo, lo dico qui, una rete di Zapata dopo sei secoli di astinenza: il Chievo non ha difensori in grado di fare match pari con un dinamico come lui, né peraltro di seguire per tutto il campo le divagazioni sul tema di Cyril Théréau, uno che a quelle latitudini di certo rimpiangono e che l’anno passato li purgò.

Il mercato di riparazione, che ormai ripara ben poco specialmente fra le formazioni più claudicanti, ci consegna una Biancanera stabile: in effetti non c’erano grandi colpi ad effetto da fare, in entrata né in uscita. Si è deciso di puntare (e tanto) su Gnoukouri, giudicato di troppo a Milano; nel pacchetto difensivo il Leicester si è preso Wague, buono ma non eccezionale; cessioni che parevano scritte (Badu, Heurtaux, Adnan) non si sono concretizzate, per ragioni diverse. Nessun problema: a 28 punti si ragiona con buon apporto di ossigeno al cervello, in campo e fuori. Ho sempre in ballo quella scommessina sull’arrivare a 50-55, mi piacerebbe i ragazzi mi aiutassero. Poi nel caso condivido (la cena).

Piccole annotazioni: arbitra Gianluca Aureliano, avvocato bolognese: due gare in A, poca esperienza che gli chiedo di non fare domani limitandosi al compitino. Il Chievo ha vinto 99 gare in massima serie, un numero bellissimo che ancora per una settimana dovrebbero conservare; Inglese non segna al Bentegodi dalla gara contro l’Udinese dell’anno passato, e visto che si trova bene a segnare in trasferta continui così; delle ultime 16 sfide contro l’Udinese, il Chievo ne ha vinte due sole, di cui una a settembre scorso: credo sia bene che per questa stagione ci si divida i punti da bravi gemellati.

Di Valeri abbiamo detto; dei valori che ci contraddistinguono, anche. Il 19 febbraio si torna a volare: ringrazio il bomber delle ultime stagioni, ma ripeto ancora una volta come se mi chiedessero chi per me sia stato il più grande ad indossare la maglietta coi colori biacca e carbone, non penserei alla bellissima Partenope ma volerei lontano: al Corcovado, al Pao de Sucre, alle spiagge assolate ed ai ragazzi poverissimi che giocano a calcio per le strade meglio di tanti pedatori che ciabattano in serie A. Penserei a un aeroplano che arriva a Ronchi e da cui spunta una bandiera bianconera, poi una una scaletta e quell’inconfondibile zazzera castana. Trentatrè anni e mezzo fa, come fosse ieri. Il rossonero del Fla che diventa il bianconero originale. Contro il Sassuolo in tribuna si rivedrà, finalmente, il signor Antunes Coimbra; Arthur per la famiglia, Galinho per noi, Zico per tutti. E a me, che il giorno dopo me ne vado a Trumplandia, salirà di certo un magone grande come l’Empire State Building.

 

Sezione: Primo Piano / Data: Dom 05 febbraio 2017 alle 09:00
Autore: Franco Canciani
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