GSA, road to Trieste    

 di Franco Canciani  articolo letto 237 volte
GSA, road to Trieste    

Non è una gara come tutte le altre.

Non parlo solo dell’esizialità di prendersi questi due maledetti punti nelle due gare (contro Trieste e Imola) che separano la GSA dalla post-season; non parlo solo di una striscia negativa da interrompere; il derby è gara a sé stante, senza regole né sentenze scritte. Ribadisco che io sento più la rivalità cestistica con l’UGG dell’amico Massimo, ma tra Udine e il capolouogo giuliano è storicamente duello.

Sgombriamo il campo da ogni dubbio: l’Alma è fortissima, e meriterebbe la promozione in massima serie più di Bologna o Casale. Gioca bene, ha superato un momento non semplice quando, in concomitanza con le F8 di Coppa Italia, ha subìto qualche infortunio pesantissimo (Da Ros) e un calo, comprensibile, di forma dopo un girone d’andata con l’acceleratore pestato fino in fondo; qualcuno a Trieste ha addirittura messo in discussione Dalmasson, un maestro di basket che andrebbe lui stesso insegnato a tanti profeti della panca, nelle nuove generazioni, i quali ritengono che parlar difficile e saltellare sulla linea laterale ne faccia dei novelli Obradovic. ‘Genio è un grande, il quale forse si sarebbe potuto meritare qualche palcoscenico più prestigioso ma ha sempre considerato, umanamente a ragione, i biancorossi alabardati l’habitat ideale per la propria idea di pallacanestro. Spero il presidente Mauro gli garantisca un contratto a vita.

E in campo? Fernandez e Green, certo; Bobo Prandin, Da Ros, Loschi e in parte un Bowers non sempre all’altezza, ma minato sin da subito da un noioso fastidio al ginocchio. Giga Janelidze incostante, ma che ha mostrato di meritarsi la maglia quando ha potuto, forse saputo mettere in campo la propria fisicità. Inossidabili Cavaliero e Cittadini, ma oggi Dalmasson ha fra le sue fila pure uno dei giovani migliori del palcoscenico nazionale, quel Federico Mussini ceduto in prestito secco fino a fine stagione da Menetti a Reggio Emilia, e che da subito ha impresso la propria impronta sulla formazione giuliana.

Udine? Dovessimo considerare l’ultimo mese e mezzo di gioco partirebbe battuta. Difende non alla morte come nella prima parte di stagione; tira malino, a volte malissimo, e proprio lì stanno spesso le differenze che matura nei passivi. Prendiamo Porto San Giorgio: Dei sedici punti con cui Montegranaro vince, dieci scaturiscono dal tiro pesante marchigiano, tredici conclusioni vincenti contro tre di Udine.

In particolare la GSA non riesce più a rientrare sul parquet con la giusta determinazione dopo gli intervalli lunghi, maturando parziali non recuperabili attraverso le percentuali attuali dei ragazzi di Lardo.

Ma non sarà tutto scontato: le gare vanno giocate, ed anche se la capolista può gestirsela a mente sgombra (le basta una vittoria per il matematico primo posto, in virtù della differenza canestri con Bologna) e in serenità, mentre Udine deve affannosamente affastellare i due punti di cui sopra, sarà una sfida al calor bianco.

Sul parquet e sugli spalti: il solito entusiasmo giuliano, appassionato e competente, ed  un nutrito manìpolo di seicento anime bianconere faranno a gara a chi urla di più per la propria squadra. Qualche coro contro quella avversaria salterà fuori, ma il sale del derby sta anche qui: non scandalizziamoci.

All’andata si vinse, anche più nettamente dei quattro punti di distacco finale. Si vinse perché la difesa lardiana mise a nudo i limiti di Javonte Green, che si carica da matti quando riesce a piazzare un paio di schiaccioni all’alba della gara, e scompare se invece gli viene sporcato il rifornimento costante. Onestamente lo vidi anche fisicamente in debito, nessuno può star sulla corda per trenta gare di fila.

Ciò non significa nulla. Chiedo a Udine di onorare maglia, colori, sostenitori al seguito. E se alla fine il tabellone dirà che i casalinghi avranno prevalso, sarà nostro dovere accettare i loro sfottò come i giuliani hanno sportivamente fatto, salvo qualche impermalita eccezione, all’andata. Se mancano queste cose, lo sport diventa playstation e non ci paice più.

Occasione per vedere all’opera Troy Caupain: in sede di presentazione dicevo che se gioca con la sicurezza con cui si esprime, e l’intelligenza che ha mostrato la trasmetterà anche in campo, allora possiamo aspettarcene delle belle. Il sacrificato sarà Veideman, cui Lardo potrà finalmente dare un paio di settimane di sosta. Sperando servano in vista dei playoff...

Palla a due alle canoniche 18:00 della domenica. Sarò di rientro da Verona, sponda Vinitaly, sperando di captare qualche onda, in qualche modo. Che sia una bella partita, comunque vada. E che vada come deve.