Behrami:"Lasciare Napoli errore enorme, ora però sono una persona diversa"

 di Davide Marchiol  articolo letto 1355 volte
Behrami:"Lasciare Napoli errore enorme, ora però sono una persona diversa"

Valon Behrami, uno degli arrivi più altisonanti in casa Udinese, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. Gianluca Di Marzio, sul suo sito, ne riporta gli stralci più importanti.

Behrami ha giocato la sua prima partita da titolare con l'Udinese contro il Genoa, mettendo subito in mostra le sue doti fisiche: “Sono cambiato, diciamo che ho messo la testa a posto e sono nel pieno della maturità”, 

Con anche Barak in campo, per molti il centrocampo friulano è molto muscolare, piuttosto che tecnico: "E’ il calcio di oggi: in giro non si vedono altri Pirlo. Io posso giocare sia a due, come in Nazionale, sia a tre come all’Udinese. E’ vero, a Verona ho fatto l’esterno ma ero giovane e forte. E correvo”.

Alla Lazio, invece, giocando da terzino fece innamorare i tifosi. Prima, ovviamente, di quel burrascoso addio: “Con Lotito non mi sono lasciato male, malissimo. Non mi sono presentato in ritiro, ho fatto scrivere dall’avvocato, volevo andarmene. Errori che non rifarei”.

L'errore più grande è stato lasciare il Napoli per l'Amburgo: “Ho lasciato una piazza incredibile, la Champions per finire in un gran casino, con 4 cambi di allenatore”.

Tante le squadre cambiate da Behrami nel corso della carriera e quindi tanti allenatori: “Mazzarri mi ha fatto migliorare molto dal punto di vista del carattere, a rispettare i compagni, a comportarmi da professionista. Delneri? In allenamento si capisce tutto, in partita è più complicato: col Genoa ogni tanto dovevo farmi ripetere qualcosa dai compagni...”.

Anche in Premier League quasi solo allenatori italiani: “I migliori. E la Premer è diversa, ti fa diventare un giocatore vero, torni con una mentalità diversa. Nessuno ti vizia, come in Italia. Ti devi arrangiare: se prendi un pestone in allenamento, ti alzi e continui. Il calcio che piace a me: aggressivo, ma non violento. Il problema è che quando superi i 30 non riesci più a tenere certi ritmi. Senza contare che nel 2009 quando mi sono rotto i legamenti del ginocchio ho seriamente temuto di chiudere col calcio”.

Il gol manca da tanto e poi c'è l'obiettivo Mondiali con la Svizzera: “Segnare non è mai stato il mio compito e giocando lontano dalla porta Delneri non me lo chiede. Quelli segnati contro la Turchia e nel derby con la Roma? Momenti che non posso dimenticare. Spero di riprovarci, ormai ho dimenticato come si esulta... Con la Svizzera abbiamo tre punti sul Portogallo, ci giochiamo tutto a ottobre nello scontro diretto a Lisbona”.