Toh, riecco l’Udinese. La squadra non pervenuta contro il Chievo risponde presente all’appello e si scrolla di dosso l’incubo di prendere un’ulteriore insufficienza in pagella. Rischio scampato: nel post partita non incorrerà in ulteriori punizioni da parte di giornalisti severi o tifosi incalliti. La banda di ragazzotti guidata da mister Iachini contro i viola non cade vittima di ulteriori black out mentali. Sarà per la caratura della squadra o per il lavaggio di capo avvenuto in meno di tre giorni, i bianconeri nel match infrasettimanale ritrovano quel mordente smarrito più volte durante le ultime stagioni. Riecco allora la voglia, l’impegno, la tenacia di non subire il gioco della Fiorentina, che si tramuta solamente in un possesso palla sterile e che non fa paura. Il termometro del cambio di rotta lo si può misurare dalla quasi inoperosità di Orestis Karnezis. Il portierone greco ha dovuto però inchinarsi al cospetto di un arbitro che con il suo fischietto ha messo a nudo il suo limite più grande: parare i rigori. Niente miracoli e lo stadio scaglia la sua rabbia contro quegli Dei che hanno mandato il signor Mazzoleni sulla via di Udine e che hanno fatto restare Babacar in quel di Firenze. Le frequenze di Radiomercato avevano accostato più volte l’attaccante viola alla squadra friulana ma ci ha pensato il senegalese a farsi ricordare a modo suo: colpo di tacco che si insacca sotto la Nord e tuffo sul manto asciutto del Friuli. Un’acrobazia degna di medaglia che ha fatto abboccare il giudice Mazzoleni, fischietto insignito del merito di accendere gli spiriti sugli spalti ma non la luce. I riflettori stavolta erano tutti puntati sugli undici con la maglietta bianconera, capaci di mantenere il risultato sulla parità e aggiungere una mattonella preziosa per la salvezza. Un risultato buono ma che fa imprecare come non mai. Poteva essere di più. Poteva essere quel famoso regalo formato tre punti scomodato da Danilo prima della partita contro la formazione di Maran. Una promessa mantenuta a metà, anche grazie al gol di rapina del difensore brasiliano. Decisivo sotto porta e alla guida della difesa, il nuovo capitano dell’Udinese si riscatta dopo un inizio stagione travagliato. La squadra in versione bella addormentata si risveglia dal brutto incubo a tinte gialloblu anche grazie al ruggito del Panteron Duvan Zapata, capace di rompere l’equilibrio e l’incantesimo di cui l’Udinese è stata spesso vittima. Incantesimo che si chiama semplicemente fifa. (e che non ha niente a che vedere con il gioco alla play) Ecco servita la pozione che permette il risveglio di un ragazzo fino ad ora troppo spesso “statuina”: secondo gol di fila e una prestazione condita da quelle sportellate che ci si aspetta da chi era giudicato uno dei migliori acquisti della scorsa stagione.
Salsa, merengue, tango: l’Udinese balla a ritmi sudamericani e lo fa anche grazie al piedino di Rodrigo De Paul, il gaucho che riesce a fare lanci perfetti verso i compagni pronti ad insaccare e ad Adalberto Penaranda, dribblomane con un look da pulcino ma che si esalta a saltare gli avversari come se fossero birilli. Ma anche nel vecchio continente i giovani non sono da meno: Perica, spilungone croato che oltre alla corsa ci mette un cuore da record e Jankto, che con i pochi minuti attenti del debutto fa ben sperare, non tradiscono le aspettative. Le uniche note stonate sono date da Ali Adnan e Thereau, apparsi in evidente difficoltà. Ma si vince, si pareggia e si perde tutti assieme. Il gruppo fa la forza.
Attenta Udinese: ora tocca cancellare i bei voti dalla lavagna e rimettersi a lavorare. Il pericolo è dietro l’angolo e si chiama Sassuolo. Specchiarsi troppo o pensare di aver risolto i problemi grazie ad una semplice boccata d’ossigeno non porta da nessuna parte. Il rischio di riaddormentarsi è sempre all'agguato. Urge tenere sempre gli occhi aperti: fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.
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