Il giorno dopo il fallimento: delusione, rabbia e necessità di ripartire da zero

 di Stefano Fabbro  articolo letto 208 volte
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Il giorno dopo il fallimento: delusione, rabbia e necessità di ripartire da zero

Oggi è senz'altro il giorno più difficile, più triste per tutte le persone che amano questo sport, per tutti gli italiani che sentono propria la maglia azzurra, che la amano incondizionatamente, un'amore che va oltre quello per la propria squadra, un sentimento capace di tenere unita una nazione verso un'unica causa, verso una casacca che fa venire i brividi a tutti coloro che la indossano e soprattutto a tutti i tifosi che la vedono da fuori e che la sostengono con orgoglio come se la indossassero.
Trovare il modo di ripartire con serenità e ottimismo è francamente impossibile, oggi la passione che accomuna tutti si è svuotata, chi vede il calcio come un qualcosa che va oltre allo sport oggi si sentirà vuoto dentro, privo di emozioni e parole per poter descrivere uno stato d'animo misto tra delusione, rabbia e tristezza. L'Italia non giocherà i prossimi campionati del mondo, non succedeva dal lontanissimo 1958, ieri sera il calcio italiano ha toccato veramente il fondo, dal quale risalire al momento sembra impossibile. Il fallimento riguarda tutti coloro che hanno a che fare con il calcio italiano, tutti i club, tutte le squadre devono sentirsi responsabili di questa disfatta e ora come non mai l'intero movimento calcistico italiano deve essere rifondato.
I primi a pagare devono essere coloro che siedono ai vertici di questa federazione, quelli che parlano tanto ma che poi alla fine non hanno fatto niente di buono, chi si è seduto in panchina e ha distrutto i sogni e l'amore di 60 milioni di persone con una gestione e un atteggiamento vergognoso. Ma la rifondazione deve partire anche dai club, che questa disfatta faccia riflettere un pò tutti, perchè è ora di finirla di preferire uno straniero qualsiasi ad un giovane italiano, che sbaglierà, come tutti, ma è sui ragazzi italiani che la politica calcistica italiana deve puntare, sono loro i giovani che in Italia vanno valorizzati, tutelati e protetti e non accantonati dopo il primo errore, come è successo con Simone Scuffet a casa nostra, a Udine.
La partita di ieri sera ha segnato la fine di un'era azzurra, Buffon, De Rossi e Barzagli in lacrime hanno pubblicamente detto addio alla nazionale, che perde gli ultimi tre uomini veri, tre uomini con la personalità che sanno cosa significa indossare la maglia azzurra, adesso ci sarà il cambio generazionale, ma i ragazzi ai quali si affiderà il futuro e la rinascita di questo popolo non devono più scaldare la panchina nelle loro squadre di club, in Italia manca il coraggio di rischiare, non c'è fiducia nei confronti dei nostri talenti che di questo passo non arriveranno mai ad avere la grandezza e la personalità dei tre mostri sacri che ieri, tra le lacrime hanno lasciato a loro il fardello e il peso di iniziare una risalita che è ripidissima.
Adesso basta, adesso ripartiamo da zero, facciamo piazza pulita di chi ci ha portati a questa "apocalisse calcistica" e rivoluzioniamo l'intero movimento italiano, a partire dalla gestione dei club, i quali devono sentirsi ugualmente responsabili di questa catastrofe.