Derby: è il giorno!

 di Franco Canciani  articolo letto 422 volte
Derby: è il giorno!

È umano, lo capisco.

Trieste 32 punti, Udine 20. Trieste solida, Udine reduce da un striscia negativa di quattro gare. Trieste che recupera Parks, Udine senza Ray (ma con un estone che non ride mai in più).

Molti fra noi la danno già per persa.

Sbagliato.

Perché sì, forse non la si porta fuori, ma chi viene al PalaLongobardi, spalti o parquet che sia, senza la convinzione che la vittoria sia possibile è meglio lasci perdere.

Non è una gara come tutte le altre: come le precedenti e le seguenti vale due punti, ma storicamente Udine e Trieste sono sedute su opposte sponde culturali. Non ho mai nascosto un compiaciuto sorriso pensando alla Venezia Giulia tutta, di cui ammiro storia e architettura. Sono però friulano, e pur essendo nato in città il mio DNA (non me ne vergogno) è contadino, come sottolineato da una vignetta uscita in settimana ad est della regione. Questa metteva a confronto un immagine dei nostri nonni chini sulle zappe, ed una del numero 55 giuliano che si chiama appunto Cittadini. Potremmo controbattere, dicendo che quelle zappe hanno fatto del Friuli una terra moderna e industrializzata mentre il cantone giuliano ancora canta l’aquila bicefala... E’ quel campanilismo fatto di prese in giro che mi piace subìre e far sentire. Senza adoperare bastoni: ogni riferimento è ai pochi incivili triestini che ne hanno fatto uso all’andata è puramente voluto.

Ho letto un’intervista a Boniciolli, con cui non mi sento del tutto d’accordo: l’ho trovata contraddittoria, parlando prima di “globetrotter del Missouri” che non possono sentire la pressione del derby, e poi dell’ipocrisia di chi non dice che le squadre si detestano. Mah: frasi per me relativamente illuminate, magari la sua origine anagrafica ed il passato agonistico lo hanno confuso. Cambia poco: a me le dichiarazioni di Dalmasson e Pecile, per quanto ovattate, sono piaciute.

Io non odio Trieste. Nè i triestini: ciò non toglie che in ambito sportivo possa sentire una certa rivalità. Nel calcio la differenza di caratura contro i rossoalabardati che ancora si cullano fra Rocco e Saba è ingenerosa; nel basket, obiettivamente, da sempre la qualità aumenta scorrendo la cartina a levante. Ed è proprio per questo, per il passato ed il presente, che chiedo ai bianconeri che scenderanno in campo di dare qualcosa in più. Perché oggi si vince con intensità, sacrificio, abnegazione; togliendo entusiasmo a gente come Javonte Green; facendo sentire il calore della friulanità a Pecile ed agli altri triestini, come Coronica se giocherà (altrimenti si accomoderà in curva con la magliettina dell’andata: scherzo, scuse del Presidente Marzini pienamente accettate un girone fa!); cercando per una volta di non prendere il solito parziale di quindici, venti punti che complica maledettamente le seconde parti delle gare.

Chiedo a Vanuzzo di essere capitàno di questo gruppo: sono certo che la coreografia non gli farà rimpiangere quelle, commoventi, della Dinamo Sassari; chiedo agli italiani in roster di dare tutto sul parquet, anche di più; chiedo a Stan Okoye (in settimana un mio pezzo tardivamente uscito chiedeva il suo accantonamento in favore di una coppia di guardie tiratrici, prima di aver contezza del forfait prevedibile di Ray, senza minimamente criticarne impegno e qualità ma solo per la mia totale anarchia cestistica) di mettere un paio delle schiacciatone da playground che fanno parte integrante del suo bagaglio tecnico, per aumentare ancor di più la temperatura del palazzetto e trascinare compagni e tifosi all’agognata méta; a Veidman non dico nulla, lui non ride mai e probabilmente l’espressione concentrata che mostra in campo è la medesima quando legge un fumetto.

Lardo? L’ho visto rassegnato, e questo mi spiace. La sua educazione e cultura certe volte non lo aiutano, oggi si aiuti e ci aiuti lui: ne abbiamo tremendamente bisogno.

Ed ai supporter bianconeri, al Settore D ed al palazzetto tutto, chiedo un sostegno senza precedenti; sfottò, senza trascendere in nulla di peggio. Ed uscite dal palazzetto senza un filo di voce.

Quaranta minuti: tanto dura una gara. Alla fine tireremo le somme, e ci prepareremo ad accogliere la Dinamica di coach Martelossi, uno dei migliori della lega assieme (lo dico senza piaggeria) a ‘Genio Dalmasson. Sperando che la settimana prossima si voli sulle ali dell’entusiasmo per la vittoria di stasera.