C'era una volta in cui Udine era crocevia di campioni. Stranieri, magari poco conosciuti, ma che arrivavano come signor nessuno e andavano via a suon di milioni. Dal 1994-95 l'Udinese è in Serie A e ha visto gente come Helveg e Bierhoff, Amoroso e Jorgensen, Walem e Appiah, arrivando fino ai più vicini Alexis Sanchez e Handanovic, Asamoah e Inler, Zapata e Basta. Insomma, un ventennio d'oro che da qualche tempo è andato esaurendosi, in maniera quasi inesorabile.

Inutile dire che l'arrivo, sotto il cappello della famiglia Pozzo, del Watford, società di Premier League, abbia scombinato tutti i piani. Nell'estate del 2016 si potevano contare quasi 650 milioni di euro di plusvalenze da parte dei Pozzo, dal 1992. Una cifra enorme per un mercato che, ai tempi, non era certo florido come quello attuale. Nel 2016-17 c'è stata la cessione di Zielinski per 14 milioni di euro al Napoli, oltre a quella di Nico Lopez, 9 milioni. Nella scorsa estate, di economicamente rilevante, solo quella di Kums all'Anderlecht.

Una vena che, insomma, si è totalmente inaridita, come la classifica dell'Udinese. Il post Alexis Sanchez non è stato drammatico sin da subito, visto che i friulani, dopo l'addio del cileno, erano comunque arrivati terzi, senza però riuscire ad approdare ai gironi di Champions League. Con il senno di poi, una sciagura. Di lì in poi un quinto posto, due tredicesimi, un sedicesimo, un diciassettesimo. E che ora sta lottando ancora per il sottobosco della classifica.

È facile notare come, dalla sconfitta ai playoff di Championship contro il Crystal Palace, il Watford sia stato preferito rispetto all'Udinese. Anche e soprattutto per una questione di fatturati, i londinesi sono diventati prominenti - negli investimenti - rispetto ai friulani. Il Granada, invece, è stato alienato dopo un periodo di tentativi di sfondare nella Liga, meno remunerativa e comunque competitiva.

Di più. Gino Pozzo, vero e proprio factotum delle due aziende, è quasi sempre a Londra per gestire in prima fila gli Hornets. Si può capire: il fatturato è passato dai 94,4 milioni di sterline del 2015-16 a 123 milioni durante l'anno scorso. In euro 140, circa, il triplo rispetto all'Udinese. Normale preferire, dunque, lavorare su chi ti permette di avere un'operatività più alta. Dall'altra parte, appunto, c'è un club in piena crisi, che non ha avuto un grosso aumento di fatturato dallo stadio di proprietà (è tutto legato a risultati e merchandising) ma che, in ogni caso, sarebbe anche all'avanguardia in altri settori. Ma è il lato sportivo, attualmente, a essere stato sacrificato.

di Andrea Losapio

Sezione: Editoriale / Data: Mar 24 aprile 2018 alle 15:58
Autore: Redazione TuttoUdinese
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