Non è facile commentare una partita come quella pareggiata ieri sera contro l'Empoli. Prima di tutto perché fino al 90esimo la squadra vinceva e, anche se non avrebbe minimamente meritato, il calcio è un gioco che ricorda i western di Sergio Leone e Clint Eastwood, dove i meriti non contano. E' difficile perché, a un'Udinese tutto cuore e contropiede del primo tempo, ne è succeduta una in versione Carpi-Juve-Palermo nel secondo. Ma principalmente, è difficile da commentare i cambi di mister Colantuono.

Dopo la formazione anti Lazio con Guilherme titolare ed apparso non pronto per giocare dall'inizio, ecco che nella ripresa toscana vengono tolti gli unici due giocatori che sanno verticalizzare, Lodi e Fernandes. Tanto più che il portoghese era in splendida serata, una piacevole sorpresa. Non solo per il lancio millimetrico su Matos, ma anche per la chiusura su Croce che già una volta aveva negato il pareggio all'Empoli. Il mister romano ha detto che preferiva preservarlo per Milano, forse memore dell'espulsione di Kone all'andata, ma sta di fatto che uscito il migliore in campo la squadra si è afflosciata su se stessa, e quello che pareva un fortino con arditi che si nascondevano dietro le feritoie, pronti e scattare all'attacco, è diventata un'armata Brancaleone.

L'Udinese del secondo tempo ricordava molto quella vista a Carpi, magari con interpreti differenti. Là Piris si fece uccellare da Pasciuti di testa, non certo uno spilungone, qua ha lasciato girare Pucciarelli che aveva preso palla spalle alla porta, passaggio a Maccarone, triangolo e gol. L'Udinese continua nella sua immaturità, nei suoi black out, nelle sue scomparse dal campo di gioco. Forse giustificati dal fatto di avere nuovi elementi in rosa, ma cambia poco. E' una squadra che potrebbe ma non vuole, dove nessuno prende la leadership, dove mancano spesso e volentieri i piedi buoni e dove in pochi mettono il cuore. Purtroppo, spesso, chi lo fa non ha i mezzi tecnici per fare la differenza.

Pare che una buona fase difensiva e il catenaccio (che sia giocato a zona o a uomo poco cambia) sia il modo giusto di giocare per questa squadra. E quindi un bravo va fatto a chi ha acquistato Matos, un'autentica scheggia contro la difesa empolese. Scommetto che molti tifosi friulani cercavano in un glorioso passato i giocatori con i quali fare paragoni: a me è venuto in mente il Di Michele che con Spalletti imperversava le difese avversarie. Con giocatori bravi negli spazi e nel contropiede si può completare la rosa; che poi si giochi il calcio più bello del mondo (difficile, lo ripeto, mancano i mezzi) o il catenaccio più combattivo e coperto che c'è, poco cambia. L'importante è vincere!

Contro la Lazio avevo apprezzato le due fasce di centrocampo con movimenti invertiti: a destra Badu copriva Edenilson mentre a sinistra Ali Adan copriva Kuzmanovic, che faceva pressing alto assieme alle punte. Ieri sera, nel primo tempo, la difesa era a cinque (532, poche balle...) e i tre centrali di centrocampo tenevano benissimo la posizione e le distanze fra loro coprendo proprio quella parte di campo dove l'Empoli costruisce i suoi pericoli. Ma è ovvio che se non riesci a lanciare (o portare) palla in avanti, quello che è un fortino nel primo tempo diventa un colabrodo nel secondo.

Dopo Carpi, dopo i primi scricchiolii, Colantuono disse che nel ritorno puntava a fare più punti che all'andata. Beh, ne abbiamo uno in meno del tragico avvio di campionato... io attendo, ma pare che il problema principale, la testa in campo, il cuore buttato oltre l'ostacolo, non si risolva. E ieri sera, a togliere sicurezza, ci ha pensato anche il mister con le sostituzioni. Ora a Milano, a incontrare la squadra più in forma del momento dopo la Juve e il Napoli. Sarà l'ennesima ecatombe?

Sezione: Editoriale / Data: Gio 04 febbraio 2016 alle 08:30
Autore: Giacomo Treppo
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